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La ‘Vita’ del santo scritta in greco da un autore
contemporaneo, fu tradotta in latino per uso liturgico nel
1194 e dedicata a Roberto vescovo di Tricarico.
Vitale,figlio di Sergio e Crisofonica, nacque al principio del
secolo X a Castronovo in Sicilia ( PA ). Iniziò la
vita monastica nel monastero di S. Filippo di Agira, alle
falde dell’Etna, fucina di molti famosi asceti
calabro-siculi dei secoli IX e X.
Volendo adempiere al rituale pellegrinaggio alle tombe degli
Apostoli a Roma, dopo una permanenza già di cinque anni nel
monastero, ne chiese il permesso all’abate; al ritorno si
fermò in Calabria e separatosi dai compagni di viaggio,
cominciò una vita eremitica nelle vicinanze di Santa
Severina.
Dopo due anni ritornò in Sicilia in un altro monastero vicino
a quello di Agira; trascorsero dodici anni e Vitale,
evidentemente sempre alla ricerca di un appagamento del suo
spirito, ritornò in Calabria, peregrinando per la Regione.
Presso Cassano incontrò il monaco Antonio che seguiva una
vita molto rigida in una grotta, Vitale si fermò qualche
giorno dandogli saggi consigli di moderazione e poi proseguì
verso Pietra Roseti al confine con la Lucania, qui dopo aver
scacciato dei malfattori da una decadente casa, la trasformò
in un cenacolo di monaci.
Passato poi al ‘Mercurion’ e al ‘Latinianon’ in
Lucania, realtà organizzate di vita monastica locali, prese
poi a girare per la Regione, fondando monasteri in vari luoghi
e confortando i monaci angosciati per le ricorrenti invasioni
arabe.
Qui non si può tralasciare un episodio che
spiega la cipolla degli agiografi e della iconografia che
parrebbe piuttosto una stranezza. Presso Armento, nel
Monastero di Carbone era Abate un Santo religioso di nome Luca
che avendo intese le voci sulla Santità di Vitale volle
sincerarsene di persone e, montato a cavallo, andò a
trovarlo. Incontrarsi si salutarono con la consueta
inclinazione del capo e la reciproca genuflessione e seduti
all'ingresso della spelonca, aprirono le più sante
conversazioni. Intanto Vitale ordina al nipote frate Elio di
preparare la mensa per fare onore all'ospite. Fu imbandito
frumento e pane e a un cenno di Vitale delle cipolle
dell'orto, che il Santo soleva mangiare e presane una, la
divise in quattro parti. Non erano le nostre cipolle, ma
cipollacce, che Luca pregò di allontanare perché mortifere
per chi ne gustava.
Vitale in risposta prese a mangiare e
Luca per non parere di meno, ne mangiò pure lui, ma subito
cadde come morto a terra. Vitale, fatta una breve preghiera,
con un segno di croce, lo rinvenne e Luca così ne confessò
la santità, e presa licenza, ritornò al suo Monastero
rimanendo legato a Vitale da affettuosa e ammirata amicizia.
Insieme ad altri due santi monaci, si recò anche a Bari dove
fu ricevuto dal catapano Basilio nel 979. Ritornato in Lucania
si mise a restaurare il monastero dei Santi Adriano e Natalia,
saccheggiato dai saraceni, ma in un secondo assalto, fu fatto
prigioniero subendo molti maltrattamenti.
Liberato, si rifugiò insieme al nipote Elia divenuto
anch’egli monaco, nella zona di Torri dove edificò una
chiesa e poi sempre insieme ad Elia si spostò a Rapolla
fondando un monastero e qui dopo aver stabilito la sua
successione alla direzione del cenobio, morì in tarda età il
9 marzo 993.
Sepolto nella chiesa del monastero, dopo 30 anni per sua
volontà espressa ancora in vita, fu trasferito dal nipote nel
cenobio di Guardia Perticara, fondato dallo stesso nipote,
accolto dal vescovo di Torri e dai fedeli.
Dopo altre traslazioni avvenute in altri monasteri e chiese,
per mettere al sicuro le reliquie dalle incursioni, il corpo
di s. Vitale insieme a quello di s. Luca di Demenna, fu
trasferito nella Cattedrale di Tricarico.
Oggi è venerato
nella Chiesa Parrocchiale di S. Luca Abate in Armento ( PZ ).
Le
Reliquie di S. Vitale Abate sono state traslate a Castronovo
dal 22 luglio al 15 agosto 1994 in occasione del Millenario
della nascita, celebrato ad Armento nel 1990.
Autori:
Antonio Borrelli
Ugo Russo
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